Sto svogliatamente spulciando giornali e notizie da quando sono tornata, la settimana scorsa. Immaginavo che il mondo non avesse iniziato a girare nel verso opposto però posso concludere che dal punto di vista delle notizie, è come se non fossi mai partita: il dibattito politico nazionale si riduce sempre alle medesime ciance senza costrutto.
Questo mi ricorda una riflessione che ho partorito negli States:
Là ci sono state elezioni per le quali hanno corso due nuovi candidati.
I Democratici hanno vinto, Obama si prepara a governare.
I Repubblicani hanno perso, Mc Cain va chissà dove, forse a curare le rose, come Turigliatto.
Obama ha nominato Hillary Clinton al Dipartimento di Stato, potrà non piacere ma non è la Carfagna.
I Repubblicani, pur perdendo, non si sono disgregati, sbranati a vicenda, annientati, non hanno pestato i piedi. Sarah Palin si è resa disponibile a qualche intervista o trasmissione extra, una delle quali è stata girata nella sua cucina, ma non è la stessa cosa che andare all’Isola del Famosi.
I Democratici non hanno messo le mani avanti dicendo di aver ricevuto in eredità dal governo precedete un disastro (e loro sì che avrebbero avuto diritto di dirlo). Non si sono messi a disquisire sulle alleanze degli avversari.
I giornali non ospitano per settimane le affermazioni degli esponenti politici che minacciano di non dialogare. (Magari non dialogassero più davvero, così la sostanza non cambierebbe ma i titoli forse sì). I giornali americani si occupano del cagnetto che Obama ha promesso di prendere alle figlie (il first pet) e delle liti tra Jennifer Aniston e Angelina Jolie, le cui “cime di bassezza” sono più divertenti che deprimenti.

